LA VITA DI DADA E DIDI

È difficile non notare la presenza di un Dada o una Didi a causa delle loro caratteristiche uniformi color arancio. Paradossalmente dietro tale vistosa apparenza, si cela il desiderio di servire il prossimo senza farsi notare, svolgendo quelle piccole grandi azioni capaci di toccare e migliorare la vita dei meno fortunati, siano essi poveri di benessere materiali o di calore e sostegno umano.

 

La loro vita monastica, che è ispirata dalla mistica dello yoga, infatti, non prevede l’isolamento fisico dal mondo, ma piuttosto la rinuncia agli attaccamenti e le effimere aspettative che essi producono.

Riconoscendo l’essenza divina in ogni entità creata, il loro servizio ai fini di alleviare le sofferenze altrui, diventa una pratica meditativa che rigenera e ricarica lo spirito.
La vita di un Dada o una Didi è regolata da quattro meditazioni giornaliere, da una semplice dieta vegetariana affiancata da quattro giorni di completo digiuno ogni mese.
Il lavoro dipende dalle circostanze sociali presenti, per cui in Africa, per esempio, spesso esso comporta la creazione e gestione di scuole, di cliniche mediche o di programmi atti a migliorare l’igiene, anche attraverso l’erogazione di acqua potabile nei villaggi più remoti.

Nei paesi più sviluppati, invece, esso tende al sostegno delle persone più socialmente fragili, i disadattati o semplicemente di chi si sente solo o depresso, condizioni per le quali la meditazione e le altre pratiche yoga sono un vero toccasana.

Si dice che non è l’abito che faccia il monaco, e in tal senso i Dada e le Didi fanno di tutto per dare un buon esempio di vita civilmente e spiritualmente consapevole, perché tutti possano sentirsi incoraggiati a contribuire, nel proprio piccolo, a rendere il mondo ideale, sempre più libero da paure e sofferenze causate da infondate discriminazioni, e realizzare nel proprio cuore che gli altri, siamo noi.