Grecia

Il dramma di chi scappa dalla guerra

Il dramma di chi scappa dalla guerra non si esaurisce purtroppo una volta abbandonato il proprio Paese in fiamme, spesso continua durante la fuga perché nonostante le leggi internazionali parlino chiaro e sia possibile chiedere asilo con lo status di rifugiato, quando gli esodi diventano di massa i Paesi ospitanti non sono in grado o non vogliono accogliere i profughi.

Una delegazione di Amurt Italia composta dal presidente Italiano Paolo Bocchi e dal giornalista fotoreporter Erberto Zani si è recata in Grecia per visitare i campi profughi dove attualmente più di 30.000 persone sono bloccate in attesa che i confini vengano riaperti per permettere loro di raggiungere i diversi Paesi europei dove vorrebbero ricostruirsi una nuova vita.

Ma chi sono i profughi che abbiamo incontrato in Grecia? sono soprattutto siriani ma anche afghani, curdi, iracheni, yemeniti, tra loro probabilmente ci sono anche altre nazionalità non dichiarate con il chiaro scopo di aumentare le proprie chanches di essere accolti. La maggior parte dei profughi non sarebbe mai fuggita di casa se non fosse stata costretta dal conflitto armato dato che la loro condizione di vita era più che soddisfacente, famiglie felici con abbastanza per vivere dignitosamente, parliamo di commercianti, artigiani, insegnanti, liberi professionisti ma anche studenti o pensionati innamorati del proprio Paese.

Certo quando una bomba ti distrugge la casa e ti muoiono entrambi i genitori, anche se hai 26 anni e la vita in mano, non ne vuoi più sapere di combattere per il tuo Paese in una guerra che non condividi, vuoi voltar pagina, Hassan Mansur, siriano conosciuto al porto di Atene dove vive da 2 mesi in una minuscola tenda, ci ha raccontato la sua drammatica storia. Dal 2011 studiava e lavorava nel confinante Libano che attualmente ospita più di 2 milioni di profughi, poi una volta laureatosi, riuscì a trovare un ottimo impiego come gestore di ristoranti, buona parte dei soldi che guadagnava li spediva a casa ai genitori nella Siria in guerra, dopo 5 anni di lontananza decise di tornare a casa per far visita ai suoi cari ma come un segno del destino proprio durante il viaggio una bomba gli impedì di rivederli per sempre.

Dopo essere fuggito illegalmente in Turchia per sottrarsi agli obblighi militari raggiunse  a piedi la costa e si imbarcò per l’isola di Lesbo, poi con mezzi di fortuna si fermò al confine con la Macedonia dove  rimase bloccato per la chiusura delle frontiere 3 settimane ad Idomeni insieme ad altri 20.000 profughi, poi sfiduciato desistì ed  ora si trova appunto nel porto del Pireo ad Atene, sicuramente uno dei peggior posti che abbiamo visitato durante il nostro viaggio.

Hassan è un uomo pieno di energia che nonostante il suo dramma non si da per vinto, ora sta sicuramente facendo la sua parte anche qui, siccome ogni giorno al Pireo bisogna sfamare circa 3000 persone, forte della sua esperienza di ristoratore ha chiesto ed ottenuto di poter cucinare per i suoi compagni costituendo una squadra di profughi di diverse nazionalità e con il supporto finanziario di una Ong, è riuscito nel suo intento creando un’attività molto gradita a tutti. Con questo spirito positivo, credo che sicuramente riuscirà a realizzare i suoi sogni costruendosi un futuro, nonostante la guerra, la chiusura delle frontiere, il razzismo, l’indifferenza della gente, lui è forte, quindi  destinato a farcela.

Non tutti i profughi però hanno la forza di Hassan, ci sono anche famiglie numerose, anziani,  donne in gravidanza, disperati alla ricerca di un futuro migliore, negargli questa possibilità è disumano.

Siamo stati anche nei campi di Rezona e Malacasa allestiti dall’esercito che sta lavorando in una lotta contro il tempo per preparare altri luoghi di accoglienza liberando il porto del Pireo dalla presenza ingombrante dei profughi visto che la stagione turistica nella Grecia per giunta in grande crisi finanziaria sta iniziando. Abbiamo vissuto a stretto contatto con i profughi portandogli la nostra solidarietà cercando anche di capire il loro stato d’animo, tante storie, dolore ma anche speranza bevendo un tè fatto bollire bruciando legna o mangiando in una tenda il pranzo preparato dai militari.

Amurtel Grecia svolge un compito molto prezioso a favore dei profughi, la nostra equipe composta in prevalenza da ostetriche ma anche da semplici volontarie aiuta le donne in gravidanza sostenendole  punto psicologicamente ma anche con visite periodiche distribuendo loro latte e pacchi alimentari per integrare la dieta delle mamme e dei bambini piccoli.

Siamo presenti con una sede fissa al Pireo, ma viste le molte richieste stiamo cominciando nuove collaborazioni anche in altri campi profughi per questo motivo Amurt Italia ha iniziato una raccolta fondi per sostenere il progetto ma anche con l’obiettivo più ambizioso di acquistare un’ambulanza per poter estendere la nostra attività ovunque ce ne sia la necessità.